giovedì 25 giugno 2009

un giorno di notte

Afosa e umida é l'aria che mi circona ed il mio corpo sprigiona calore in aggiunta a quello della natura.
Una strana stanchezza opprime gli occhi ma non ho voglia di riposare, di dormire.
Con l'avvicinarsi della notte i miei sensi si svegliano e la quiete della città favorisce lo spandersi del pensiero, che immancabilmente vola verso l'orizzonte del coraggio.
La mancanza della bella luna nel cielo castigato e la voglia di pioggia annunciata, che non giungerà se non quando il mio corpo l'avrà vinta sull'anima facendomi cadere in un inconscio tormentato sonno, fanno nascere l'impulso di tagliare l'oscurità e buttarsi dentro quello squarcio nero e senza fondo, creato dalla mia stessa mano. Solo per riuscire a trovare quella luce che forse sta oltre, per poter colmare le speranze bisognose di conferme, come un pozzo prosciugato di acqua.
Interrotta la mia frenesia eccole arrivate... le gocce. Si staccano dai miei occhi con lo stesso senso di dolore e felicità che prova una Madre.
L'atmosfera si fa rosea, l'alba nasce e mentre tutto tace e ascolta rispettoso il saluto della notte, le mie figlie lacrime si fanno più facili ma la lora caduta é pesante, perché con esse vengono lavate le immagini di un sogno mai iniziato. E il sole splende già, nascosto dalle nuvole, un nuovo giorno é iniziato ponendo fine alle torture inflitte dalla solitudine...
e io ritorno alla falsa realtà e riprendo a vivere.

07.2000